mercoledì 4 marzo 2009

Eutanasia: il festival dell'ovvio

Del caso Eluana Englaro non oso parlare nè intendo approfondire il caso: di fatto non conosco tutta la vicenda nei dettagli e quindi mi sembra doveroso non azzardarmi in una interpretazione della vicenda.

Altresì tengo molto a cuore il tema dell'eutanasia. E di questo voglio, invece, discutere in questo post.
Il festival dell'ovvio? Beh, diciamo che di assurdità ne sono state dette tante, specie dal momento in cui il caso Englaro è diventato un manifesto elettorale. Manifesto che si è rivelato punibile, dato il divieto di affissione. Abuso di area riservata all'etica: questo il capo di imputazione.
A parte le metafore il problema è profondo quanto la natura stessa dell'Italia.
Siamo un paese dalle forti radici cattoliche, il che caratterizza molto l'indirizzo etico dello stato. E questo è ovvio. Altresì è ovvio che lo stato è fatto anche da persone di altro indirizzo religioso, il chè presuppone ad un comportamento necessariamente laico dello stato stesso, tramite l'operato del suo parlamento.
Immaginiamo ora due cittadini, uno cattolico e l'altro ateo, che si esprimono sull'eutanasia.
Il primo, sospinto dagli indirizzi e dalle guide che derivano dalle scritture e dal clero, non osa neanche tentare di comprendere la cessazione di una vita da parte di un altro individuo.
Ovvio, visto che solo Dio possiede l'arbitrio di separarci dalla nostra vita terrena.
Immedesimiamoci ora in un ateo che, a fronte delle sofferenze immonde di uno stato di acerrima malattia o a fronte di un pietoso e certificato stato vegetativo, richiede o pretende la cessazione della sua vita. Non avendo complicazioni "rivelate", e ovvio il suo pensiero e pienamente giustificabile.
Nel caso in cui entrambi si trovino a dover invece decidere per la vita di un loro caro posto nelle condizioni come la Englaro, è altrettanto ovvio che interpreterebbero la situazione coerentemente con il pensiero sopra esposto.
Chi ha ragione? o, meglio... chi ha più ragione?
Nessuno, poichè entrambi hanno ragione.
Come può uno stato o un'altro cittadino costringermi ad accettare l'eutanasia se il mio cuore, sostenuto dalla fede in Dio, mi impedisce di accettare la morte come conseguenza delle azioni di un'altro umano?
Come può uno stato o un'altro cittadino costringermi a rifiutare l'eutanasia se la mia anima non riesce a vivere in determinate situazioni? Perchè posso rifiutare una cura, come l'amputazione di un arto o un trapianto, e non posso invece volere la morte?
E' ovvio che non c'è risposta.
Ciò che è veramente ovvio è che lo stato deve limitare il mio arbitrio nel rapporto tra me e la comunità e società, e contemporaneamente deve garantirmi la piena libertà nel rapporto con la mia vita.
La libertà di indicare come voglio morire non può essere garantita. Ma la libertà di decidere come voglio vivere è un diritto acquisito nel momento in cui ho aperto per la prima volta gli occhi.
Credo in questa libertà e voglio decidere io come vivrò nel caso in cui mi capitasse una tragedia come Eluana.

E' talmente ovvio... che la politica non può capirlo.
Daltronde una cosa ovvia non è strumentalizzabile...

Per me vale solo questo: prima di amare la vita, amo la libertà, poichè questa è la prima dimostrazione della mia esistenza.

Luca Bash

mercoledì 4 febbraio 2009

"E' come se tu non ci sia": errore?

"E' come se tu non ci sia", chorus del brano "Di Venere Illusione", suscita dubbi grammaticali. Parliamone.

In Effetti la sensazione che la frase "
Ma cosa ho fatto o detto per odiare il tuo silenzio, per convincere la mia mente che è come se tu non ci sia
" sia grammaticalmente errata, durante l'ascolto, c'è. E' mio parere considerare però un fattore: di fatto il congiuntivo soffre oggi la contrazione del linguaggio e l'esemplificazione di una lingua articolata come l'Italiano. Questo inevitabilmente causa un'incertezza diffusa sull'utilizzo del modo verbale in oggetto, facendo storcere il naso ad un pubblico variegato.

Innanzitutto abbiamo chiesto al linguista del Corriere della Sera, Giorgio De Rienzo (spazio denominato "Scioglilingua") per sanare ogni dubbio (
).
La risposta è stata la seguente: "
In un testo creativo non si commettono mai errori, nel caso specifico non l'ha commesso neppure per la grammatica.
"
La prima parte è fondamentale: fa riferimento al concetto per cui, durante un sonetto o una canzone, avendo a che fare con la metrica, l'artista ha facoltà di "deviare" dalla grammatica ortodossa. Infatti i "ma però" e gli errori grammaticali nella musica leggera, da Vasco a Giusy Ferreri, sono numerosi e tranquillamente sopportati.

Nella seconda parte della risposta, invece, si certifica la correttezza grammaticale della frase. Di fatto il "come se" non vuole necessariamente il tempo imperfetto. L'importante è la natura della frase secondaria (ipotetica o dubitativa) e il rispetto della "consecutio temporum", ossia che si rispetti la concordanza dei tempi tra la frase principale e la secondaria. Ma prima ancora della "consecutio" c'è il concetto della frase che deve essere limpido e chiaro. La frase che si sceglie, specie nella musica e nella poesia dove si hanno diversi paletti, deve essere inequivocabilmente la frase migliore per il concetto che si vuole esprimere. Nel caso della canzone "Di Venere Illusione", il tempo presente del verbo essere come "esistere", è, in assoluto, il tassello che maggiormente esprime il concetto del brano.

sabato 1 novembre 2008

Musica Online (da www.promusic.it)

L'industria della musica sta rapidamente sviluppando nuovi servizi online per l'era digitale, scrive Juliana Koranteng, corrispondente freelance per Billboard e Music & Media


Se sembra che non ci sia nulla di interessante nelle recenti attività delle case discografiche, allora chi le accusa di essere rimaste ferme all'età della pietra si accorgerà che esse si stanno rapidamente adattando ai nuovi modi di vendere musica digitalmente nel 21° secolo.

Consapevoli che i servizi peer-to-peer (p2p) per lo scambio di files su Internet come KaZaa e Grokster hanno preso piede offrendo gratuitamente e in modo non autorizzato le hit musicali, da Eminem ad Elvis Presley, l'industria musicale sta preparando il contrattacco. Oltre ad investire nei propri negozi online, le etichette stanno concedendo in licenza i loro cataloghi a terze parti consapevoli del valore della musica e che vogliono generare ricavi, nel mondo digitale, a favore dei legittimi detentori del copyright.

Un esempio tipico è la EMI Recorded Music, che ha firmato più di 60 contratti di licenza con numerosi rivenditori online americani ed europei per vendere le sue hit del momento, i classici del passato e la musica classica.
Ed un altro passo interessante è stata la decisione delle cinque etichette majors di dare in licenza vari brani ad iTunes Music Store, la nuova impresa commerciale per il download digitale lanciata da Apple Computer Inc. negli Stati Uniti lo scorso 28 Aprile.

iTunes ha dichiarato di aver venduto la cifra record di oltre un milione di canzoni nella sua prima settimana. La decisione delle etichette di lanciarsi nel digitale può apparire tardiva perché Napster, il primo p2p software, fu lanciato già nel 1999.
Ma le case discografiche sostengono che una risposta immediata sarebbe stata irresponsabile: avevano bisogno di un'alternativa attuabile su cui lavorare.

L'industria afferma infatti che c'è una differenza sostanziale tra diffondere la musica gratuitamente e sviluppare un modello commercialmente fattibile.
La prima risposta significativa ai servizi p2p gratuiti arrivò nel dicembre del 2001 quando le majors lanciarono MusicNet e Pressplay.
MusicNet, basato negli Stati Uniti, è il servizio a pagamento di proprietà di EMI, BMG Entertainment, Warner Music Group e RealNetworks Inc., la pioniera dei riproduttori di musica online.

Pressplay, un'iniziativa simile sempre americana, è il frutto dell'accordo tra Universal Music Group e Sony Music Entertainment.
Per offrire ai clienti una più ampia scelta di canzoni, le etichette proprietarie di MusicNet hanno anche reso disponibili i propri cataloghi a Pressplay, e viceversa.
MusicNet, Pressplay ed altri rivenditori autorizzati di musica online offrono ai fans un ambiente sicuro e libero da virus per scaricare e comprare i loro brani preferiti da ascoltare nei loro PC, masterizzare, o trasferire nei lettori portatili.
Altri siti americani autorizzati a vendere musica online sono FullAudio, Listen.com e molti rivenditori di musica come Bestbuy.com.

Inoltre, la concorrenza per vendere musica digitale in modo legittimo si sta facendo forte, come dimostrato dal fatto che RealNetworks, azionista di MusicNet, ha concordato di acquistare Listen.com per 36 milioni di dollari. La distribuzione in formato digitale sta anche guadagnando credibilità fra gli artisti.
Ad esempio, una star come Madonna ha consentito che il suo ultimo singolo American Life debuttasse digitalmente su Pressplay, MusicNet e Rhapsody, servizio appartenente a Listen.com.
Ed ogni pagamento effettuato per scaricare Amercan Life verrà incluso nei dati sulle vendite al momento di stilare la classifica de 100 dischi più venduti in USA.

In Europa, le major hanno firmato un accordo di licenza con OD2, un provider inglese di servizi digitali co-fondato dall'icona del rock Peter Gabriel.
Il servizio ha anche stretto accordi con AIM e Impala, le associazioni rappresentanti delle etichette indipendenti rispettivamente per il Regno Unito e l'Europa, per offrire anche molti brani da cataloghi indipendenti.
Lo scorso marzo OD2 ha condotto il "Digital Download Day Europe" , una campagna di sensibilizzazione per dimostrare che ci sono valide alternative legittime agli inaffidabili servizi gratuiti dei p2p.
O2D ha firmato accordi in Europa con i negozi di dischi HMV, il portale web MSN di Microsoft, gli Internet providers Freeserve e Tiscali, oltra al gigante delle telecomunicazioni inglese BT e la rete televisiva MTV Networks, per citarne alcuni.

leggi il seguito su http://www.pro-music.it/musiconline/JKarticle.asp

venerdì 19 settembre 2008

Iraq: non la chiamerei guerra...

Vite che muoiono: figli di madri, mariti di mogli, fidanzati promessi sposi... eh sì, la guerra è una brutta cosa, forse la peggiore forma che l’essere umano è capace di assumere. Ma è troppo facile prendere lo stendardo del “Contro la guerra”, o scrivere e sostenere “Basta la guerra”, o “Via l’Italia dall’Iraq” solo perché in Iraq c’è una “cosiddetta” guerra. Dico questo perché sono matto? in fondo l’ho scritta io “
Oro Nero
”... E allora? Mi spiego meglio.

Cos’è la guerra? Situazione in cui due fazioni, gruppi o entità collettive entrano in conflitto armato per ragioni “varie ed eventuali”. Secondo me questa è una definizione buona, che rispecchia il significato della parola “guerra” che noi utilizziamo nel gergo quotidiano. Ma la trovo poco precisa.

Giochiamo con tre esempi:

Un popolo di coltivatori di zucchine dichiara guerra al popolo degli allevatori di vacche, per motivi espansionistici. Chiaramente gli allevatori di vacche non sono molto d’accordo e il conflitto ha inizio.
Il popolo dei coltivatori di zucchine dichiara guerra al popolo degli allevatori di vacche poiché le vacche pascolano sul terreno dove nascono le zucchine; talvolta se le mangiano, ancora acerbe, talvolta le calpestano. Ovviamente il conflitto nasce perché il popolo degli allevatori non rivela che le sue vacche crescono meglio a fior di zucchine, e nega preferendo combattere.
Un ippopotamo calpesta un giorno una zucchina. Il re del popolo dei coltivatori di zucchine, sostenendo in un intervista a “La Gazzetta delle Zucchine” che è stata una vacca a calpestare la loro zucchina, dichiarerà guerra al popolo degli allevatori di vacche. Non dichiarerà altresì che lo zio è proprietario di vacche, e il vantaggio nel belliggerare è troppo succulento.

I primi due conflitti appartengono alla natura umana, e la storia ha esempi a tonnellate. E per certi versi neanche la ritengo una cosa così aberrante: credete che lo sviluppo tecnologico e culturale che abbiamo oggi sia stato possibile se l’impero romano non avesse conquistato e innaffiato di sangue tutto il vecchio mondo? Ripeto: è orribile la guerra e il conflitto espansionistico, ma fa parte del naturale sviluppo della razza umana, dopo che la diplomazia ha fallito, ovviamente. Ultima considerazione: l’esito del conflitto, nel caso 1 e 2, porterà vantaggi a tutto il popolo che si aggiudicherà la vittoria. Probabilmente il fine giustificherà i mezzi, agli occhi dei gendarmi.

Il terzo caso è radicalmente differente. Una menzogna, un inganno multimediale, un raggiro: questo c’è nel terzo caso. Un reggente sfrutta la sua posizione per costruire un motivo, una giustificazione ad una guerra nata per motivi personali. La strumentalizzazione di eventi, anime, famiglie per il becero consuntivo finale. L’emozione nell’utilizzare il potere di manovrare uomini e mezzi, come in una partita di Risiko, dove ogni lancio dei dadi rotola sulle vite distrutte delle vittime e dei loro cari. Certo, anche questo fa parte della natura umana, ma non può essere archiviato nel dizionario con lo stesso termine dei primi due casi: “guerra” non basta come termine. Sarebbe più consono “scempio armato”, “abominio”, o un neologismo, se possibile.

La vicenda Irachena la vivo con grande rabbia. Non posso avere informazioni precise, tantomeno “top secret”, ma a pensar semplice ci si piglia sempre. La sola idea che tutto quanto è avvenuto sia frutto di una somma a tavolino, di vantaggi per pochi, di un destino di un conto corrente mi lascia impietrito. E il pensiero che i paesi arabi facciano pagare all’occidente il suo comportamento con il prezzo del petrolio, mi aggrata parecchio.

Una “guerra” è l’ultimo stadio, l’ultimo evento, il più tragico e drastico nello svolgimento della storia di un gruppo di uomini. Causerà morte, dolore, rovine... ma dovrà portare necessariamente un vantaggio a tutti di egual misura. Una vita per una causa più grande della vita stessa: per la bandiera, per il futuro e per i propri figli. E’ plausibile solo questa possibilità, non altre, tra cui il capriccio finanziario del reggente di turno.

In conclusione auguro a chiunque in futuro utilizzerà per proprio tornaconto i colori di una bandiera, i cuori di giovani guerrieri, i sentimenti di madri e padri, le lacrime di mogli e le anime dei caduti, una morte dolorosa e lenta: non per vendetta, non per odio, ma solo per imprimergli nell’anima, prima di morire, cosa vuol dire soffrire veramente.

Ah... se Dante avesse ragione!

Un bacio caloroso e un abbraccio fraterno a tutti coloro abbiano perso i propri cari in una guerra senza senso.

Luca Bash

giovedì 28 agosto 2008

Inside: Gargantua

Questo è il nome di un personaggio epico, prima appartenente alla cultura popolare francese, poi protagonista, con il figlio Pantagruele, nelle vicende narrate nell’opera in quattro libri di François Rabelais. Questa canzone trae ispirazione dalla lettera che Gargantua scrive al proprio figlio nel secondo libro (1534), in cui emerge con furore lo slancio umanista dell’autore.
Ovviamente non voglio che ci si soffermi sulla parte letteraria della questione, poiché non rientra nella spiegazione del significato di questa canzone. Inoltre non sono, di fatto, in grado di esprimere alcun parere valido su aspetti letterari, poiché non mi compete e non è nelle mie possibilità.
Questa canzone riguarda un aspetto particolarmente attuale dei contenuti espressi dalla lettera di Gargantua. L’intenzione Ë stata quella di scrivere una risposta a Gargantua, come se la lettera fosse stata mandata oggi, a me, suo figlio.
Con le dovute approssimazioni (comprese le mie personali interpretazioni), i contenuti della lettera di Gargantua sono chiari e, in un certo senso, condivisibili. Infatti, la ricchezza d’animo e la dignità umana si sviluppano anche, e soprattutto, con lo sviluppo della cultura personale. Ovviamente non tutto della lettera si può rapportare alla nostra realtà, come l’evangelismo e le lingue arcaiche: però molti principi espressi sono verosimilmente e sorprendentemente visibili nel sistema sociale moderno.
Un elemento in particolare mi sconvolge, ed è il motore principale della canzone: Gargantua chiede al figlio ogni genere di sforzo per divenire l’icona dell’orgoglio umano, attraverso lo studio delle lingue, delle scienze e delle arti liberali. Inoltre invita il figlio a dimostrare di aver compiuto quanto richiesto, al fine di poter ricevere la sua benedizione, prima di morire.
In fondo, la nostra società ci chiede oggi lo stesso sforzo, sempre che questo sia accessibile: É necessario studiare, lavorare e ritagliarsi un profilo economico, per avere un ruolo di rispetto nel sistema sociale occidentale. La benedizione poi somiglia all’aver raggiunto il successo sperato, agognato durante le fatiche per ottenerlo.
E qui si giunge al punto: Gargantua, come la nostra società così strutturata, non ci chiede cosa amiamo veramente. Non importa che tu voglia soltanto avere soddisfazione dal dipingere, dal cantare o dal filosofeggiare. Nessuno, compreso tuo padre, benedirà la tua sopravvivenza se segui solamente ciò che ami.
Esiste oggi una dicotomia esistenziale tra l’attività umana, in quanto parte di un sistema economico, e l’attività umana, in quanto frutto delle proprie passioni. Chiunque abbia avuto la fortuna di vedere convergere le due anime dell’uomo moderno, si deve ritenere una persona fortunata, oltre che dalle indubbie qualità. Il problema sta nel fatto che è quasi impossibile vedersi protagonista di questo fenomeno. Questa dicotomia non prevede una distribuzione equa degli sforzi, tutt’altro: per ottenere un profilo economico sufficiente, a troppi è richiesto di mettere da parte le proprie passioni.
La società che vorrei è un sistema che ti chiede uno sforzo per contribuire al bene comune, creando valore. Ma allo stesso tempo ti concede il giusto spazio per coltivare l’arte che ognuno ha dentro. Non dico che dopo il lavoro tutti devono dipingere, cantare o scrivere trattati: ma che alla vita umana, inserita in un sistema sociale, gli sia concessa una libertà per inseguire i propri sogni e la propria indole.
Sarebbe folle pensare che il capitalismo permetta a tutti di essere ricchi, e quindi ci saranno sempre coloro i quali avranno più facilità nell’appagare i propri desideri. Però un minimo di dignità e di libertà devono essere concessi a tutti. Se si ipotizza la non esistenza dell’aldilà, e la vita fosse una parentesi nel nulla, a cosa sarebbe servito vivere sopprimendo i propri sogni? Vivere inseguendo la vita è come un giro sulla ruota panoramica, dove la cabina però ha i vetri oscurati.
E nella canzone si chiede proprio questo: perché padre non mi chiedi di amministrare il tuo regno al meglio, e, allo steso tempo dedicarmi a ciò che amo veramente? Perché, così facendo, non otterrei la tua benedizione? Inoltre, non saresti felice se morissi avendo vissuto la mia vita, invece di morire vedendo me aver inseguito tristemente i tuoi sogni?
Qualcuno crede che l’uomo sia speciale poiché riesce a ragionare, altri perché prova amore e sentimenti, altri ancora perché comunica: io credo che l’uomo sia unico poiché sogna, e nel sogno trova una ragione di vita. Ma se lo scopo di una vita fosse un sogno, e non si desse l’opportunità di sognare, a cosa servirebbe vivere?
Sono troppo stupido per costruire un nuovo modello di società, ma sarei folle se pensassi che questo serva a qualcosa. Un sistema sociale trova il suo equilibrio e il suo assetto in base ai principi su cui esso è fondato, autonomamente. Quello che posso ipotizzare allora è il principio base della mia Utopia: se tutti ci comportassimo come se la vita fosse unica ed irripetibile, se riconoscessimo ad ognuno il diritto di inseguire i propri sogni e se pretendessimo da ognuno il contributo al valore sociale e il rispetto del prossimo, la nostra società troverebbe, non senza vittime, un equilibrio senza eguali nella storia.

Luca Bash

martedì 19 agosto 2008

I Problemi della Musica

Discutere del futuro della musica è un po’ come parlare del motivo per cui un pazzo un giorno ha perso la ragione: Mille psicologi e psichiatri che sparano teorie, ipotesi e cure... ma intanto il pazzo da le capocciate al muro tutto il giorno.

Il mio punto di vista è lo stesso di un elettore oggi: non so un bel niente di cosa avviene nelle stanze dei bottoni, ma una idea me la faccio, e non è delle più rosee. Ma, a differenza della metafora politica, il punto di vista di chi nella musica cerca una via di sbocco, probabilmente vede verità che, dove fanno i bottoni, neanche riescono a mettere a fuoco.

Oggi, dal basso, noto diverse problematiche, che mi accingo ad elencare:

Il Prezzo dei CD
. Nella teoria economica è famoso il concetto di “Prezzo di riserva”: Il PrRis del venditore è maggiore o uguale ai suoi costi; il PrRis del compratore è inferiore o uguale al valore percepito del bene che vuole acquistare. Problema: cosa succede se il minimo prezzo che il venditore può praticare è maggiore del prezzo che un cliente sarebbe disposto a spendere? Beh... succederebbe proprio quello che sta accadendo alla musica!
Con l’avvento della condivisione selvaggia di file, mp3, video, wav, ecc. una persona non spenderebbe mai 20€ per un CD, poichè può rimediare gratis tutto ciò che desidera.
Dall’altro lato: quanto costa avere su RTL o RDS il proprio singolo per quattro volte al giorno? e quanto produrre un CD con una orchestra o collaborazioni con grandi musicisti? E quante sono le tasse applicate alla musica?
Ma la domanda più importante oggi è: Quanto vale un CD?
Se queste due curve non torneranno ad incontrarsi, il futuro sarà più nero di oggi...

Le tasse
. Tassare l’arte è decisamente più che sparare alla all’ambulanza... è come bombardare con siluri intelligenti un ospedale.
SIAE, Stato, Empals, IVA, bollini... quante se ne sono inventate! Mi piacerebbe sapere quanto è il margine che porta l’arte rispetto al PIL: ad occhio e croce l’uno per cento, esclusa la TV ovviamente.
Ma è tanto difficile riunire in una lettera tutti gli iscritti SIAE per richiedere un decreto per la cessazione di ogni tassa sull’arte?
Si, perchè, nonostante non rechi danni al PIL, l’esistenza delle tasse aumenta il prezzo che, come descritto prima, è già sufficientemente “grasso”.

Le compilation MP3
. Nessuno considera più un fatto: un cantautore non racchiude le sue emozioni in un singolo solamente, ma in un CD, che, se fatto con il cuore, ha generalmente un filo conduttore, stilistico e sentimentale. Oramai, dopo che una canzone è diventata un “file mp3”, il “disco” ha perso tutto il suo contenuto e fascino: scarico mille canzoni, ne sento velocemente 300, creo un compilation di 30, che mi stanca dopo 10 giorni. E ricomincio il giro.
Per fare un disco, tra i primi accordi alla registrazione e mastering ci possono passare anche 6 mesi. Poi la stampa e il comunicare al mondo che il CD l’hai fatto. E via così pagando cifre non leggere per chi non conta niente. Ma se le compilation persistono nella cultura musicale delle persone, questo processo di produzione diventa insostenibile.

Gli “Sniper” CD
. Sniper, in inglese, vuol dire “cecchino”. Ormai gli artisti fanno un bel singolo, accattivante, gagliardo, per la “massa”, e il resto dei pezzi del disco sono talvolta inascoltabili. Tale prodotto è detto SniperCD, disco fatto da una pallottola sola che arriva e ti fa fuori, in un colpo solo. E’ lecito allora che i clienti facciano le loro compilation, se poi la produzione musicale non sostiene la cultura del CD.
Un mese fa' ho ricomprato “Ten” dei Pearl Jam. Lo piazzo in macchina e me lo sento tutto... Quanti ancora fanno un CD simile? E ormai... Quanti reggono ad ascoltare un CD di seguito? E’ un peccato... veramente.

Il Flauto Dolce
. Lo strumento del terrore nelle scuole medie. Per carità, strumento didattico, bello, addirittura utilizzato live da alcuni gruppi. Ma possibile che alle scuole medie, lezione di musica, insegnante non musicista, si deve inoltrare alla musica hobbit ignoranti con il flauto dolce? Gli hobbit crescono, si sviluppano, ascoltano ciò che gli viene passato sotto al naso e se sono fortunati sapranno chi è Luis Armstrong; ma avranno il buio di fronte a Coltrane, Zawinul, Emmanuel, Leoncavallo, Bach, Rava. Magari togliendogli la pianola dalle mani e il flauto salato, e inchiodandoli ad ascoltare la storia della musica, oltre a lezioni interessanti e divertenti, forse avremo una cultura media leggermente più alta per apprezzare una gamma musicale forse più ampia “dell’italian Style”.

Le Normative
. Ogni volta che dici una frase dettata dal buonsenso, trovi una norma che te la smonta. Ma per spiegarmi meglio, è giusto partire dalla conseguenza. Allora. Buonsenso: garage sotto una piazza, con mura che non confinano con abitazioni, abitazioni che non possono ascoltare i rumori vari, lavori di insonorizzazione dal costo abbordabile. Risultato: ci faccio un box per suonarci.
NO: il box è adibito solo all’autorimessa, quindi non può avere elettricità, rivestimenti, pannelli, mensole, ecc. E poi il condominio (perchè c’è un condominio anche per i box auto, per chi non fosse al corrente) non accetta musicisti balordi nel loro box. Inoltre gli impianti non sarebbero a norma e i vigili del fuoco chiuderebbero il locale.
Qualcuno mi spiega dove un gruppo di liceali dovrebbero andare a creare e studiare la loro musica? Attenzione, ho detto “creare” e non “provare”: per arrangiare le sale prova sono pessime...
L’unica soluzione è avere un componente del gruppo ricco... quindi un consiglio ai gruppi che si stanno formando: trovate il cantante facoltoso, con possibilmente due o tre case, vi conviene.

Il Live
. In Italia c’è uno strano fenomeno: di fronte ad una serata con “pezzi originali” vedi la gene che dice la fantomatica frase “che palle!”. Ma perchè? Perchè una cover band che riproduce male mostri sacri del passato ha la possibilità di avere un po’ di attenzione, mentre un gruppo di musica originale deve essere spinta da un promoter? Perchè le persone in Italia non sopportano un’ora di musica che non hanno mai sentito? vedi il flauto dolce, qualche riga più su...

L’aggettivo che Uccide la musica
. “Radiofonico”. “bello questo pezzo... è molto radiofonico”. “Troppo lungo questo pezzo: non è radiofonico”. “il ritornello viene troppo tardi... immagina per radio che tragedia: devi essere più radiofonico”. “Radiofonico”: è lo spartiacque tra arte e intrattenimento. Immagino negli anni 80 un produttore, che di fronte a “Bohemian Rapsody” diceva a Mercury “buttala al cesso la tua opera d’arte, che non è radiofonica”, oppure, con “Shining on your Crazy Diamonds”, diceva “troppo lungo... per radio annoierebbe”.
Secondo me il sistema si sta confondendo: il pezzo radiofonico serve e deve servire come "coadiuvante ad alta digeribilità" per avvicinare il pubblico all'universo che un artista ha da dire. e invece... data la incredibile abilità a giudicare la bravura di un artista attraverso il suo singolo, quell'universo tanto vasto si riduce ad un vicolo che, fatti 10 metri, ha già stancato.
Io, tra le altre cose, sono una persona dalla mente "economica": giustifico le case discografiche nei loro comportamneti, poichè, per sopravvivere, devono raggiungere profitti a breve temine... ma così si porta al collasso il sistema di creazione e genesi dell'arte.

Sono tanti i problemi... ed ognuno concorre, per la sua parte, a rendere più rapida l’agonia di questa musa che tanto ci ha dato e che tanto vorrebbe darci.

Le proposte le avanzerò nei prossimi Blog. Nel frattempo, se vi vengono idee, ve le pubblicherò. Scrivetele a
.

Un Abbraccio. Luca Bash

lunedì 18 agosto 2008

Lettera di Gargantua al figlio Pantagruele

Mio caro figlio,

Fra tutti i doni, grazie e prerogative onde il sovrano artefice, Dio onnipotente, ha dotato ed ornato l’umana natura fin dal suo primo cominciamento, singolare ed eccellente sembra a me la facoltà per la quale essa può, nel suo stato mortale, conseguire una sorta di immortalità e perpetuare, nel corso effimero di una vita, il proprio nome e la propria semenza. E ciò per discendenza da noi generata in legittimo matrimonio: venendoci così in qualche modo restituito quello che ci fu tolto a causa del peccato dei nostri primi parenti ai quali fu detto che, per aver disobbedito al comandamento di Dio creatore, sarebbero morti e che, con la morte, la nobilissima forma in cui l’uomo era stato plasmato sarebbe tornata nel nulla...

I tempi erano ancora tenebrosi e ancora pativano le afflizioni e le calamità della gotica barbarie che aveva fatto scempio di ogni buona letteratura. Ma oggi - bontà divina - è stata restituita alle lettere luce e dignità, ed io vedo in questo tale un avanzamento che ora a stento sarei ammesso alle prime classi degli scolaretti, io che nella mia età virile ero reputato, e non a torto, il più dotto del secolo. Nè questo io dico a te per vana iattanza (benché potrei pur farlo scrivendoti, giusta l’autorità di Cicerone - De senectute - e conforme la sentenza di Plutarco nel libro Sul lodarsi da se stesso senza invidia) bensì per accendere l’animo tuo a più alte ambizioni.

Adesso tutte le discipline sono rimesse in onore, le lingue restituite: il greco - senza il quale è vergogna che una persona possa chiamarsi dotta -, l’ebraico, il caldaico, il latino; e sono in uso stampe mirabilmente eleganti e corrette che furono inventate ai miei tempi per ispirazione divina, così come, al contrario, per consiglio diabolico, le artiglierie. Il mondo, oggidì, è pieno di gente colta, di precettori dottissimi, di grandissime biblioteche, e io penso che nemmeno ai tempi di Platone, di Cicerone o di Papiniano vi fossero tante opportunità di studio quante se ne trovano oggi e che d’ora in avanti non si darà più il caso di dover incontrare per strada o in conversazione persona che non siasi dirozzata nellíofficina di Minerva. Io vedo i briganti, i carnefici, gli avventurieri, gli staffieri di oggi più dotti dei dottori e predicatori del mio tempo.

E che di più? Le donne e le fanciulle aspirano anch’esse a questo vanto, a questa manna celeste che è la buona dottrina; di guisa che io, all’età in cui mi trovo, ho dovuto acconciarmi ad apprendere la lingua dei Greci; non già ch’io l’avessi disprezzata, come Catone, ma perché non si dava, al tempo della mia giovinezza, alcuna opportunità di studiarla, e volentieri oggi mi diletto a leggere i Moralia di Plutarco, i bei Dialoghi di Platone, i Monumenti di Pausania, le Antichità di Ateneo, aspettando l’ora in cui piacerà a Dio mio signore di trarmi da questo asilo terreno chiamandomi a sÈ.

Per cui, figlio mio, ti ammonisco a che tu impieghi la tua giovinezza a ben profittare e in dottrina e in virtù. Tu vivi a Parigi ed hai Epistemone per tuo precettore; l’uno potrà istruirti con i suoi insegnamenti a viva voce, l’altra con commendevoli esempi.

Io intendo e voglio che tu apprenda le lingue perfettamente: in primo luogo il greco, come prescrive Quintiliano; in secondo luogo il latino; e poi l’ebraico per le sacre scritture, e il caldaico anche e l’arabico. E che tu modelli il tuo stile sull’esempio di Platone quanto al greco e di Cicerone quanto al latino, e che non vi sia storia la quale tu non tenga a mente, al che ti aiuterà la cosmografia di coloro che ne hanno scritto.

Per quel che riguarda le arti liberali - geometria, aritmetica e musica - io ti ho aiutato a prendervi qualche piacere quando eri ancora bambino, in età di cinque o sei anni; non le trascurare e apprendi ciò che resta. Dell’astronomia dovrai conoscere tutte le leggi; e lascia pur perdere l’astrologia divinatoria e l’arte di Lullo come quelle che sono inganno e vanità. Del diritto civile voglio che tu sappia i testi a mente e me li esponga con argomentazioni filosofiche.

Quanto ai fatti della natura dovrà guidarti la volontà di tutto conoscere: che non vi sia mare, fiume o fontana che tu non sappia i pesci che vi stanno; e così per gli uccelli dell’aria, gli alberi tutti e arbusti e frutici della foresta, tutte le erbe della terra, tutti metalli nascosti nelle profondità degli abissi, tutte le pietre preziose d’Ostro e d’Oriente, e che nulla ti rimanga ignoto.

Rivediti poi con cura i libri dei medici greci, arabi e latini, senza disdegnare talmudisti e cabalisti; con frequenti anatomie procura di acquistare una perfetta conoscenza di quell’altro universo che è l’uomo; e in fine per qualche ora ogni giorno datti a leggere le sacre scritture: prima il Nuovo Testamento e le Lettere degli Apostoli, in greco, e poi, in ebraico, il Vecchio Testamento.

E voglio poi che al presto tu dia prova di quanto hai profittato, il che non in modo migliore potrai fare che cimentandoti pubblicamente in dissertazioni d’ogni disciplina, con tutti e contro tutti, e usando con persone dotte, a Parigi come altrove.

Ma - poiché secondo il saggio Salomone sapienza mai non alberga in cuore malvagio e scienza senza coscienza altro non è che rovina dell’anima - ti converrà servire il tuo Dio, amarlo e temerlo riponendo in lui ogni tuo pensiero e speranza; e con fede fatta di carità tenerti a Lui così stretto che mai il peccato te ne separi. Guardati dalle lusinghe del mondo; non perdere il tuo cuore in cose vane perché questa vita è peritura, ma la parola di Dio dimora eterna. Servi il tuo prossimo e amalo come te stesso. Onora i tuoi precettori. Fuggi la compagnia di quelli ai quali non vorresti somigliare, e fa’ che non siano vane le grazie che Dio ti ha elargito. E quando capirai di aver conseguito tutto il sapere dei libri e dei maestri di costà, ritorna a me ch’io ti veda e possa darti la mia benedizione prima di morire.

Figlio mio, la pace e la grazia del Signore siano sempre con te. Amen.

Da Utopia, questo diciassettesimo giorno del mese di marzo,

Tuo padre, Gargantua.